Tag: Ecofashion

Tie-ups: le cinture eco in plastica anti metal detector

di silvia

19 gennaio 2010

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Le cinture Tie-ups anche questa volta sono riuscite a stupirci. La nuova idea del brand Tie-ups è quella di poter creare 50.653 varianti diverse di cinture mischiando a proprio piacimento, per la linea Basic, 37 colori per le cinture, 37 colori per le fibbie e 37 colori per gli ardiglioni. Quella che si ottiene è una cintura Tie-ups unica, originale e personalissima.

Le cinture Tie-ups piacciono a tutte quelle persone che amano rispettare l’ambiente che li circonda. Sono antibatteriche, anallergiche ed impermeabili, oltre ad essere riciclabili al 100%. Fatte di termoplastica elastomerica, policarbonato e Abs Trasparente, materiali innocui che non danneggiano l’ambiente, le cinture Tie-ups, non passano di certo inosservate. Oltre a queste ottime qualità, le cinture Tie-ups hanno anche il vantaggio di non avere parti metalliche e di passare quindi indenni attraverso i metal-detector di banche e check-in. Questo le rende ideali per chi vola molto per lavoro e non vuole rinunciare ad un accessorio moda davvero inimitabile.

Anche il loro packaging è eco- friendly. La plastica trasparente di cui è formato è infatti anch’essa riciclabile al 100%. Inoltre, grazie ai tagli a croce sul coperchio ed i piedini sul fondo, tutte le scatole delle cinture Tie-ups sono facilmente impilabili. Cosa che si rivela molto utile per tutte quelle persone che hanno scelto di acquistare più di una cintura tra l’ampia gamma di colori disponibili.

Tra le novità si deve segnalare il modello con le scritte Tie Ups a laser e la collezione Slim che, con 25 colori base da mescolare tra di loro, offre 15.625 combinazioni diverse.

Inoltre le cinture Tie-Ups sono disponibili anche nella versione per bambini (Kid collection) con 12 colori. Anche i più piccoli possono divertirsi (meno i loro genitori!) a combinare i colori ottenendo 1.728 di varianti possibili.

Il prezzo delle cinture Tie-ups va dai 39 Euro del modello per bambini ai 59 Euro per quello Basic da adulto.

Re(f)use: la boutique del riciclo di Carmina Campus

di silvia

11 novembre 2008

Ha aperto a Roma, in via Fontanella Borghese 39-40, Re(f)use la nuova boutique legata al progetto Carmina Campus, le borse eco chic create da Ilaria Venturini Fendi utilizzando materiali di riciclo e di riuso. Queste originalissime borse, pezzi unici realizzati artigianalmente con pezzi di pvc, tappeti antichi, buste del pane, copertoni di camion, tubi di plastica, scarti di ferramenti, hanno riscosso un successo senza eguali per un progetto inizialmente apparso ambizioso.

Ilaria Fendi ha cercato con queste creazioni di unire inesorabilmente il lusso e la moda con la tutela ambientale e la riscoperta di materiali e tradizioni di altre culture. Ed il nuovo punto vendita Re(f)use incarna pienamente questo spirito già dal nome, un gioco di parole tra Refuse e Reuse, che indica l’idea di rifiuto per l’eccesso e lo spreco ed invita ad un riutilizzo delle cose.

Sulla scia del concept-store londinese “Eco” (213 Chiswick High Road) di Nicola Giuggioli, la boutique Re(f)use, propone, oltre alle Carmina Campus, oggetti di design, tavoli, sedie, divani, lampade, gioielli e accessori, tutti pezzi unici realizzati con materiale di riciclo. Re(f)use ospita anche pezzi creati appositamente da designers ed artisti italiani ed internazionali che utilizzano il riciclo, come il  britannico Stuart Haygarth o il belga Charles Kaisin.

Come si può leggere sul sito della boutiquein un  mondo in cui si incentiva il consumo industriale, RE(f)USE esalta la manualità e la creatività che utilizza oggetti già esistenti e a volte scarti, rifiuti, fondi di magazzino, reinventando forme, materiali e funzioni in modo non convenzionale”. Sempre nel rispetto delle tradizioni e della trasparenza. Ogni pezzo, è corredato di cartellino che racconta la sua storia ed i materiali con cui è stato realizzato.

Milky Wear: le t-shirt fatte con il latte

di silvia

15 ottobre 2008

La fibra tessile ottenuta dal latte, utilizzata già negli anni ’30 nel nostro paese, è stata riscoperta in Cina e riproposta da noi da Wool Group, che ha dato vita alla linea di maglieria Milky Wear. L’azienda, che ha sede a Signa, Firenze, ha presentato la sua prima collezione l’estate scorsa e adesso sembra non volersi più arrestare, visto il successo di consensi ottenuto.“E’ una fibra salutare per la pelle – ha spiegato Daniele Fiesoli, uno dei titolari di Wool Group – poiché la fibra del latte ha una maggiore capacità di assorbire l’umidità rispetto alle fibre sintetiche oltre al fatto che rispetto alla lana è un isolante anche migliore“.

Nel 1935, quando fu scoperta da tale Ferretti, che riuscì a trarre una fibra dalla proteina del latte (caseina), fu ribattezzata Lanital (per la sua struttura molecolare molto simile a quella della lana) e messa a simbolo dell’Italia autosufficiente ed autarchica. Mettendo da parte quel buio periodo dell’Italia, oggi la fibra di latte si pone come alternativa ecologica, comoda e fresca alle fibre sintetiche che invadono i negozi e i nostri armadi.

La linea Milky Wear è interamente realizzata con filati ottenuti al 100% dal latte e comprende modelli base come il pull con scollo a V, il cardigan, il girocollo e una serie di t-shirt con il logo della linea. I colori vanno dai classici nero, panna, blu navy e blu cobalto fino al verde prato e al viola. I capi Milky Wear vengono commercializzati ‘in bottiglia’, come il prezioso elemento con cui sono fatti.

Per ottenerli il latte viene prima disidratato, scremato e poi, attraverso l’utilizzo di tecniche di bio-ingegneria, fluidificato per la filatura. Insomma, un prodotto morbidissimo, ecologico, traspirante, bello da vedere e comodo da indossare. In poche parole, l’emblema del futuro della moda!

La foto è di Anna Fogarolo, fotogiornalista e collaboratrice di alcune tra le maggiori testate giornalistiche italiane come Gente, Oggi e Newton.

Le borse eco chic di Ilaria Fendi

di silvia

28 novembre 2007

Le creazioni di Ilaria Venturini Fendi, figlia di Anna, una delle tre sorelle che hanno creato l’impero del fashion, sono realizzate artigianalmente e fondono insieme design e tutela dell’ambiente. Con l’esperienza accumulata durante il periodo in cui è stata direttore creativo degli accessori Fendissime e la grande sensibilità verso le cause ecologiche ed umanitarie, Ilaria ha creato delle borse che sono dei pezzi unici da sfoggiare in ogni occasione. Le borse si chiamano Carmina Campus e sono realizzate da esperti artigiani, che riescono a rendere possibile il connubio quasi perfetto tra la pelle e materiali poveri, come la plastica, traducendo in realtà le eccezionali intuizioni della stilista.Generalmente il mio motto – spiega Ilaria Fendi – è creare senza distruggere niente quindi utilizzo pezzi di pvc, tappeti antichi, copertoni di camion, tubi di plastica, scarti di ferramenti. Diciamo che impiego materiali di scarto abbinandoli a tecniche di lusso e di precisione”. Per ogni borsa sono necessari quasi 7 ore di lavoro e il risultato finale è un oggetto unico e ricercatissimo, divertente e dotate di rifiniture accurate e di pregio. Il prezzo delle bags firmate Ilaria Fendi non è alla portata di tutti, ma parte del ricavato è quasi sempre a favore di cause umanitarie, come quelle dell’Aidos, (Associazione italiana donne per lo sviluppo) l’associazione che difende la salute delle donne del terzo mondo e sostiene progetti, appoggiati anche da Ilaria, come la lotta contro l’infibulazione. Quando sono destinate ad una di queste cause umanitarie, le borse sono corredate da un cartellino, posto in una tasca interna, in cui viene precisato a favore di chi andranno i proventi delle vendite. Le borse Carmina Campus sono acquistabile rivolgendosi all’Aidos o nei seguenti punti vendita:

  • 10, Corso Como – Corso Como 10, 20154 Milano
  • Molin – Via Barberia 34, 31100 Treviso
  • Massimo Rubini – Via Bonaparte 25/27, 19038 Sarzana
  • Ivo Milan di Orlando Milan -Via S. Lucia 73, 39139 Padova
  • Tessabit – Via Milano 17, Como
  • SET -Via Vittorio Emanuele 5,Como

I Jeans LifeGate rispettano l'ambiente

di silvia

17 luglio 2007

La parola d’ordine è ecosostenibile. Anche nella moda. Ed ecco allora i jeans ecologici di LifeGate, vincitori del premio Ethic Awards 2006. Prodotti interamente in Italia, e quindi senza lo sfruttamento della manodopera dei paesi in via di sviluppo, gli ecojeans sono fatti con cotone biologico certificato, coltivato senza uso di pesticidi e prodotti chimici, e colorati con una tintura ricavata da estratti naturali della pianta indaco. Il lavaggio è fatto ad acqua e pietra pomice e la loro produzione è ad impatto zero grazie all’energia elettrica rinnovabile fornita da LifeGate Energy e al fatto che l’anidride carbonica emessa è stata compensata con la riqualificazione di nuove foreste. Ogni anni poi, LifeGate, si è impegnata a devolvere il 5% degli utili derivati dalla vendita degli Eco-Jeans ad un progetto che diffonda ‘Consapevolezza’. Nel 2007 sarà finanziata la pubblicazione di libri e cd sull’Istituto Lama Tzong Khapa a Pomaia più volte visitato dal Dalai Lama. Oltre ad essere ecologici, i jeans di LifeGate presentano anche dei modelli accattivanti, adatti a chiunque si voglia sentire al passo con le tendenze ma, allo stesso tempo, in pace con la natura e l’ambiente. Tra i modelli da donna, Kundalini, Tanta e Moon; quelli da uomo Om, Siddhi e Jagger e il modello unisex Mantra la scelta è molto vasta. Per ogni taglia sono disponibili 4 diverse lunghezze della gamba (5cm di differenza tra una lunghezza e l’altra) ed è quindi possibile scegliere quello che più si adatta alle proprie caratteristiche fisiche.